“Scusi, è lei la celiaca?”. A questa domanda, buttata lì non si sa bene se con cattiveria o superficialità da un cameriere in un ristorante, si può reagire in due modi: nascondersi per la vergogna o rilanciare con un sorriso. Un sorriso alla vita. Alla propria vita.
La protagonista del libro ha scelto la seconda strada e, significativamente, il suo romanzo-diario è andato in stampa proprio negli stessi giorni in cui l’autrice è diventata felicemente mamma per la seconda volta.
Il lettore si troverà di fronte a un diario minimo, scritto giorno per giorno, lieve ma carico di coraggio, indispensabile lezione non solo per chi è malato di celiachia (allergia al glutine), ma anche per quanti devono convivere con una “bestia” e ancora non sanno che possono domarla.
Le prime 30 righe
Settembre. Per l’acquario non doveva proprio essere un periodo fortunato.
Ho sempre pensato che la ruota girasse un po’ per tutti. Negli ultimi anni avevo sposato l’uomo che amavo, avevo partorito (…senza neanche troppe difficoltà e solamente in quattro ore!) un bellissimo bambino e facevo un lavoro che mi piaceva. E, cosa non da poco, avevo ripreso una linea invidiabile dopo la gravidanza che, alla soglia dei trent’anni, mi faceva sentire ancora bella e corteggiata come capitava una decina d’anni prima. La ruota gira un po’ per tutti, dicevamo… ed ecco che nel settembre 2004 la mia vita aveva deciso di cambiare. Sono quelle cose che non ti aspetti, che sinceramente non desideri quando credi di vivere in una condizione perfetta ed ovattata: i classici fulmini a cielo sereno. Dopo una piacevole estate in Sardegna trascorsa all’insegna della famiglia, del divertimento e del totale relax, sono rientrata in città ignara del ciclone che si stava per abbattere su di me e, di conseguenza, su chi mi stava vicino.
E’ cominciato tutto con un ‘doloretto’ al fianco che si ripresentava puntualmente tutte le mattine. Seduta alla mia scrivania non davo particolarmente peso alla cosa. Certo, mi veniva spontaneo portarmi spesso la mano verso la pancia quasi a volermi proteggere da quello strano malessere. “Magari hai qualche calcoletto”, esclamava spesso la mia collega e vicina di scrivania. “Ma no, secondo me sono dolori intercostali”, ripetevo io con convinzione. Non escludevo però neppure un’ipotesi di ernia. Mi hanno sempre detto che si manifesta dopo un grande sforzo e io, dall’alto dei miei 43 chilogrammi per un metro e sessanta d’altezza ritenevo che alzare spesso il mio bimbo di ormai 15 chili fosse uno sforzo epocale!
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