Vivete in un condominio? Questo è il libro per voi. Nove racconti, uno per ogni piano del palazzo, con storie, caratteri, stili di vita, interessi diversi.
Ma queste vite che all’apparenza sembrano separate – esattamente come accede negli anonimi palazzi delle nostre città – iniziano ben presto a intrecciarsi e a influenzarsi in maniera sempre più stretta, con una accelerazione di ritmi che si conclude in modo clamoroso e soprendente.
Provocante e assolutamente esilarante, Nuvola Nove rivela un giovane autore dalla capacità di scrittura soprendente per agilità e freschezza.
Le prime trenta righe:
Più che una via era un complesso di inferiorità.
Via Olmechi Antichi era uno strano caso: gli alberi di qua e di là di due corsie larghe che quasi erano viale, con civici bassi in vista del Duomo e gli alti giù, dove gli ultimi casermoni si mescolavano alle villette a schiera dell'hinterland.
Indifferentemente in centro oppure in periferia, opposta ma complementare, era un democratico non-luogo.
Però c'era.
E c'erano, all'altezza del numero 18, nove piani di un edificio con davanti uno spiazzo ad aiuole dove la strada si fermava a prendere fiato prima di proseguire.
Architettura signorile nobilitata dall'elegante klinker color moka, oggettivamente prestigiosa se pure si consideravano le fioriere in muratura dalle quali pendeva del verde odoroso.
Alla destra del portone luccicava l'ottone sidolato di una targa: Biagio Lanzafame maestro cravattaio e sotto, più piccolo, sarto.
Era il mio atelier, nonché abitazione, al primo piano.
Lì dentro per me il tempo scorreva scandito dall'allargarsi e dallo stringersi del fondo dei pantaloni che tagliavo e dalle riunioni di condominio alle quali partecipavo con passione e regolarità, per interesse mio personale e causa deleghe.
Memorabile quella in cui avevo bloccato l'iniziativa di alcuni che, sicuramente collusi con l'amministratore, avevano proposto il passaggio del riscaldamento da gasolio a metano.