Tra i tanti giudizi positivi su Girolamo Lacquaniti e i suoi lavori letterari c'è quello di Tecla Dozio, la Signora del giallo italiano, titolare della Libreria del Giallo di Milano e scopritrice di alcuni tra i più bei nomi del noir dei nostri anni.
Le storie raccolte in questo libro, dice Tecla, per quello che raccontano e per il modo in cui sono scritte non possono non colpire il lettore. C'è una prosa cruda e poetica, ci sono segnali di autentico coinvolgimento umano. E' un libro che ti prende.
Lacquaniti, del resto, sa bene cosa racconta. Barese, classe 1969, è nella Polizia da quando aveva 19 anni (oggi è Capo di Gabinetto). Da un inedito e incredibile spaccato sugli scontri al G8 di Genova, all'inchiesta sull'omicidio-suicidio di una vecchia coppia irreprensibile, alle riflessioni di un poliziotto filosofo a quelle sull'amore e sull'infedeltà di un commissario, i suoi racconti aprono il velo su uno spaccato della vita quotidiana degli uomini in divisa.
Le prime 30 righe:
"E comunque non potevo che nascere italiano. Non avrei mai potuto pensare o scrivere in una lingua diversa".
"Ma che sei scemo? Che discorso fai?".
"No, dico davvero. Se fossi nato in Inghilterra o in Germania avrei comunque pensato in italiano. Sarei stato un bambino disadattato. Guarda che la lingua che parli, le parole che usi, formano il carattere, condizionano l'anima. Le parole sono importanti sai? Ed io non sarei mai stato lo stesso parlando inglese o tedesco".
"Oh Santa Madonna, ma dimmi tu se mi tocca sentire che sei pure un terrone razzista".
"E mica dico che sono meglio. Siamo diversi, questo sì. Loro sono precisi, quadrati perché è la loro lingua che è così. Io sono un cialtrone perché la mia lingua me lo consente".
"Perché i tedeschi o gli inglesi non possono essere cialtroni?"
"No, loro diventano immediatamente stronzi. Facci caso e vedrai che ho ragione...".
"Lasciamo perdere. Venerdì hai detto?"
"Si. Ti passo a prendere alle otto e mezza. Accetti?".
"Non lo so ancora".
"E se ti prometto che non si limona neanche se mi preghi in ginocchio?".
"Allora ti direi di sì. Ma me lo devi giurare".
"Ma certo... Te lo giuro!"
Quello che cambia tra l'età dell'infanzia e quella adulta è il senso che si dà al giuramento. Non c'è bambino che potrebbe giurare il falso e, se lo fa, dovreste chiamare gli assistenti sociali. I grandi, invece, prevedono la galera se non si mantiene fede ad un impegno solenne. Non ne conosco uno che dovrebbe essere a piede libero. Ed io per primo.
Chi è che diceva che le parole sono importanti? Beh, è vero e noi dovremmo avere rispetto per loro, per tutte, anche per le congiunzioni. E’ che a furia di vivere in un mondo che pretende sempre di più, abituati come siamo a dover sempre fare sempre meglio degli altri, le parole ci sono sfuggite di mano. Non ci bastano più.
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